Durante la prima edizione del Pomezia Light Festival una piccola opera ha invaso di colore la Torre Civica di Pomezia, incuriosendo tutti con quella forte luce rossa che occupava tutto lo spazio e fuoriusciva dalle finestre. “dopo varie prove colore abbiamo scelto il rosso, ci sembrava un colore con più carattere”

Light Group

Lux Speculo

Pochi materiali riescono a creare ciò che l’occhio umano ritiene impossibile. Tra essi ci sono sicuramente quelli con proprietà riflettenti.

L’opera è un meccanismo che costruisce l’illusione di una sequenza di luci che si estendono all’infinito nella direzione della base dell’opera stessa. Ne emerge un sorprendente inganno ottico, per cui il piano su cui l’opera è adagiata sembra si interrompa bruscamente in un tunnel oscuro, dove lo sguardo tende e si perde cercando di indovinarne la fine. Questa tipologia di opera d’arte viene proposta anche da artisti celebri come l’italiano Paolo Scirpa, attivo fin dagli anni ’70, o il coreano Chul Hyun Ahn.

L’elemento fondamentale è naturalmente lo specchio: l’opera è costituita da cinque specchi, di cui uno posto sul fondo e gli altri quattro lungo i lati, dove sono poi inserite delle luci a strisce led (led strips); il tutto è infine ricoperto da una lastra trasparente. Il titolo latino Lux Speculo significa letteralmente “luce attraverso lo specchio”, ma il termine “Speculum” può anche assumere significati simili alla sua traduzione letterale (“specchio”, appunto), con sfumature leggermente diverse, come “il vedere attraverso”, oppure “oggetto attraverso cui si guarda”. Infatti, se il materiale riflettente è naturalmente ravvisabile negli specchi, la lastra trasparente svolge la funzione abbinabile al secondo significato della parola “Speculum”, in quanto permette di vedere attraverso di essa.

Vediamo attraverso, ma che cosa? Qualcosa che crediamo di vedere, ma in realtà non esiste, come nelle migliori illusioni ottiche.

È ben architettato il gioco di luci che si richiamano tra loro all’infinito, ottenendo una visione senza soluzione di continuità. Il congegno ipnotico travolge chi vi lascia cadere lo sguardo, ed infonde  nello spettatore un singolare senso di abissale profondità. L’infinitezza dell’oggetto suscita un effetto straniante e persino un senso di vertigine nello spettatore; ma a riportare l’osservatore nello spazio reale circostante è la presenza del profilo della Torre Civica illuminata ed incisa su del plexiglass trasparente collocato all’interno della struttura, omaggio ed esaltazione del monumento sulla piazza.

Per gentile concessione degli artisti, alla conclusione di questa edizione del Pomezia Light Festival l’opera verrà lasciata in dono alla città di Pomezia, in modo che tutti i cittadini e turisti pometini d’ora in avanti potranno disporne e goderne.

 

Sabrina Caravetta
Ha frequentato l’istituto d’arte e, proprio in quegli anni, ha maturato la conoscenza e la passione verso la grafica, la fotografia e la pubblicità. Ha lavorato come grafica per “Superluce pubblicità”.

 

Carlotta Cioccari
Ha frequentato il liceo artistico e successivamente ha continuato il suo percorso lavorando nell’azienda “Superluce pubblicità”, dove ha potuto accrescere le proprie potenzialità, e inseguire le proprie passioni.

 

Gabriele Di Napoli
Sin da piccolo, giocherellava nel laboratorio artigianale di suo padre dove rimaneva affascinato dalla trasformazione manuale dei materiali grezzi (plexiglas, vetro, metalli, legno). Durante gli studi e dopo la scuola ha iniziato ad imparare il mestiere dando forme ai diversi materiali. Successivamente ha approfondito il disegno meccanico, il quale completava il processo della realizzazione di oggetti diversi.

Marco Di Napoli
Finite le scuole dell’obbligo, prosegue verso l’istituto tecnico “Giorgi” a Roma e nel tempo libero seguiva l’azienda di famiglia “Superluce neon” che si occupa di grafica pubblicitaria ed oggettistica in plexiglas e luminosa. Ancora oggi segue lo stesso mestiere tramandatolo dal Padre con la società “Superluce pubblicità”

 

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