Caro PLF

Carissimo PLF,
stavo pensando alla scorsa edizione. E’ stato bello, se ci pensi. Una vera fatica ma ne è valsa la pena.
Stavo ripensando a quando aprivo la casella delle e-mail per controllare le proposte.

Eh mo che è ‘sta cosa?

No vabbè, che ficata!

Da che parte lo devo guardare?

Io non sono mai stata una persona particolarmente brava nel prendere decisioni, e devo dire che scegliere soltanto alcune tra le 43 proposte che ci sono arrivate è stata una bella palestra. Ma alla fine abbiamo scelto 14 operazioni tra videomapping, installazioni luminose, interventi di video arte e glitch art e tanto altro. Sopratutto, abbiamo scelto i nostri compagni di viaggio, con i quali alla fine ti abbiamo dato alla luce ( ba dum tss).
Ci sono moltissimi modi per incontrare e conoscere persone nuove, questo è uno di quelli più originali che mi sia mai capitato. A parte quella volta in cui… ma è un’altra storia.
In un primo momento c’è solo la grandissima curiosità di capire da quali menti riescono a partire alcune idee, poi viene il contatto più amicale e diretto, al momento del festival arrivano anche i litigi e le soddisfazioni. Poi ci si saluta. E’ un rapporto completo che nasce, si sviluppa e termina nell’arco di qualche mese. E come tutti i rapporti che terminano, c’è sempre un pò di dispiacere.
Ma, non dobbiamo disperare, perché da domani avremo l’occasione di conoscere tantissime persone nuove e di incontrare di nuovo quelle con cui siamo cresciuti l’anno scorso.
Ti creeremo per la seconda edizione, illumineremo insieme la città e la renderemo di nuovo magica.

A tal proposito.

Io sono l’unico membro di Opificio ad abitare a Pomezia. Non è facile spiegare cosa significa trasformare in modo così radicale la città che mi ha visto crescere (e che mi ha aiutato a farlo in vari modi). Essere addirittura fermata in un locale per farmi i complimenti, era impensabile.
In tutto questo tempo io sono stata qui. Sono la persona che più di tutte ti ha visto crescere nel tempo. Era una cosa visibile, palpabile. C’erano un sacco di persone che mi chiedevano di te e di come saresti stato, e io intanto che sudavo e faticavo per cercare di organizzarti assieme a tutti gli altri. Ma neanche io me l’aspettavo una roba del genere.
Quando abbiamo fatto il giro delle opere accese era come se non fossi mai stata preparata a quello spettacolo che eri; eppure avevo passato mesi a lavorarti e a parlare con i miei amici/colleghi/compagni e gli artisti che ci hanno donato il loro talento, la loro arte. Giornate, nottate, mesi per organizzarti e poi… BAM. La piazza dove andavo a fare merenda, era un palcoscenico di arte e di emozioni. Il punto di ritrovo degli amici, diventato un’opera d’arte. La torre in cui partecipai alla mia prima esposizione fotografica, diventata un museo. Addirittura gli alberi attaccati alla biblioteca dove studiavo mi parlavano. Li capivo ma dicevano cose che in tutti questi anni non avevo mai sentito.
Sono stati tre giorni intensi in cui sono successe un sacco di cose.
Tipo la prima sera, quando tutti erano a casa ed eravamo rimasti solo noi a spegnere le opere, manco stessimo spegnendo le stelle del cielo per tutta la fatica che abbiamo fatto con il service. Guardo S. e gli faccio:
Oh, ma te hai cenato?
Ma io manco ho pranzato!
Ci sono stati momenti in cui volevamo solo piangere, tipo quando i nostri amatissimi ospiti ci hanno riempito di complimenti.
Momenti in cui volevamo solo sotterrarci. Tipo quella mattina in cui ci dissero: la fontana perde acqua. E a noi ci serviva quell’acqua che non era davvero solo acqua.
Momenti in cui non sapevamo se ridere o cosa. Tipo quando ci chiesero se potevano dare fuoco ad una carriola perché la macchina del fumo non funzionava bene. (Se ci stai leggendo, F, sappi che ti vogliamo tantissimo bene).

Più grande del conto che abbiamo speso per darti alla luce, è stato quello speso per i caffè. Ma mica perché costassero tanto, è che ne abbiamo abusato. Chi caffè, chi ginseng, chi deca, chi macchiato, chi freddo (perché non se lo scordamo il caldo).

E’ stato bello, è stato faticoso.
Alla fine, piano piano, tutto è stato spento. Tutto è stato smontato e portato via, la mezzanotte era arrivata anche per te, caro PLF.
Alcuni artisti che hanno partecipato sono pometini; i miei amici/colleghi/compagni sono tornati in città spesso per altri motivi; i nostri benefattori comunali sono di Pomezia; i nostri nuovi amici dell’APA, sono del posto. Molti altri di quelli che ti hanno cresciuto sono tornati qui in tutto questo tempo. Ma voglio prendermi la libertà di pensare che, vivendo qui e avendoti allevato da quando eri solo un’idea lontana, ho visto più tutti quanto tu sia stato importante. Non solo per me o per Pomezia, ma per tutti quelli che ti hanno conosciuto.

Ma tutta questa poesia non serve a niente perché tanto da domani inizieranno ad arrivare nuove proposte, nuove idee, nuovi progetti per farti rinascere ancora più bello, ancora più grande e ancora più luminoso.
Abbiamo già preparato i busti, perché la schiena ce la romperemo di nuovo.
Tu preparati perché ti vestiremo di nuovo di luce.

Ti voglio bene PLF,
zia Chiara.

 

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